Sole cuore amore
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Paese:
Italia
Anno:
2017
Genere:
Arena Argentina luglio 2017, Drammatico
Durata:
1 h. 52 minuti
Regia:
Daniele Vicari
Attori:
Isabella Ragonese, Eva Grieco, Francesco Montanari, Francesco Acquaroli, Giulia Anchisi, Chiara Scalise
Vietato ai minori:
No

Sinossi

Una amicizia tra due giovani donne in una città bella e dura come Roma e il suo immenso interland. Due donne che hanno fatto scelte molto diverse nella vita: Eli ha quattro figli, un marito disoccupato e un lavoro difficile da raggiungere; Vale invece è sola, è una danzatrice e performer, e trae sostentamento dal lavoro nelle discoteche. Legate da un affetto profondo, da una vera e propria sorellanza, le due donne sono mondi solo apparentemente diversi, in realtà sono due facce della stessa medaglia, ma la solidarietà reciproca non sempre basta a lenire le difficoltà materiali della loro vita.

Programmazione

Da giovedì 18 a martedì 23 maggio
ore 18.00 (sala 2, eccetto lunedì 22 in cui la proiezione verrà effettuata in sala 1)

Recensione

Primo film tutto al femminile di Daniele Vicari , Sole cuore amore è il ritratto di Eli (Isabella Ragonese nella sua interpretazione più matura e consapevole), una figura così emblematica dei nostri tempi da passare quasi inosservata nella sua quotidiana straordinarietà. Il tema del film è il lavoro, a cui il regista e sceneggiatore riesce a dare una centralità e una dignità inedita nel nostro cinema recente. L’ingranaggio in cui è inserita Eli è paradigmatico: una casa a cui badare, un impiego distante, quattro figli (“troppi” penserà pure qualcuno in sala), un marito disoccupato e l’imprevisto imprevedibile  della vita.
Sembra una serie di sfortunati eventi ma è “solo” la quotidianità di milioni di persone. Vicari pedina zavattininamente il suo personaggio mostrandocelo varie volte, insistentemente, quasi in loop, sulla corriera che dal litorale romano porta Eli  al lavoro nella grande cittò. E viceversa. Con un movimento ostinato e contrario che ci mostra gli sguardi spersi tra lei , che finisce il lavoro la sera tardi, e l’amica – quasi una sorella – che lo inizia (un po’ come più di sessant’anni fa, all’alba di un incipiente boom economico, in Renzo e Luciana di Monicelli). Intese mute che non hanno bisogno di parole ma solo di precisi movimenti di macchina, come il lungo montaggio alternato finale in cui il sole dell’avvenire si spegne in un tunnel della metro, solitario, finale, catacombale. E torna alla mente il precedente lungometraggio di Vicari, Diaz, che si concludeva con la galleria autostradale che inghiottiva i superstiti del G8 di Genova. Ancora generazioni perdute.

Pedro Armocida. Film Tv

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