Planet terror
Regia: Robert Rodriguez; Sceneggiatura: Robert Rodriguez; Interpreti: Rose McGowan, Quentin Tarantino, Bruce Willis, Freddy Rodriguez, Josh Brolin; Origine: USA 2007; Durata: 1h e 45 min.
Nell'operazione cinefila originaria Grindhouse, l'horror squirting di Rodriguez veniva per primo, seguito dal capolavoro di Tarantino. E questo già dice qualcosa. Planet Terror sa bene di essere quello che è, ovvero un film di genere (ad animo retroattivo poco importa); sa bene, inoltre, di poter veicolare un'ideologia ribellistica attraverso un sistema di segni visivi e di scrittura in maniera totalmente libera da predominanze retoriche. La morale, in Planet Terror, è evidente: i reietti, siano essi go-go dancer o infermiere lesbiche private delle loro armi del mestiere o soltanto latino-americani "in ombra", sono la vera forza-lavoro del mondo contemporaneo, capaci di ricostruire dalle fondamenta un'intera civiltà (dalle inevitabili implicazioni matriarcali: ricordate Fantasmi da Marte?). Se è vero che il cinema di genere fa teoria "a posteriori", Grindhouse - A prova di morte è dunque la sistematizzazione di un volgare - ma in senso etimologico - che funge ancora da specchio privilegiato dei malumori e delle sacrosante illusioni della società, di ieri oggi e domani. In Planet Terror sono gli emarginati a vincere; in A prova di morte sono i fantasmi. Non so se mi spiego. I ritocchi a gonfiare la durata, per le versioni europee, sono utili al pensiero: non tradiscono la filosofia grindhouse, la rendono sorprendentemente attuale, quando non addirittura opportuna. Perché sono le parole e i minuti in più (e non il gore) a far capire quanto questa tipologia immaginifica abbia bisogno del tempo e di tempo come di una gamba su cui camminare e con cui sparare. Così si scansa perfino l'anacronismo. Rodriguez certo fa l'imbonitore, le sue immagini non sono mai "death proof", non risultano possedute da altri spiriti che non siano palesi e dichiarati; e il luna park resta prepotentemente per terra, attraccato a un porto sicuro di memorie, ricordi, rimandi. Però quel gruppo di persone "sbilenche" che taglia letteralmente i ponti col mondo così com'è riesce a lanciare un monito diretto e poco piacevole da sentire (seppur non nuovo): si deve ripartire dalle briciole.
Pier Maria Bocchi, FilmTV
Il progetto iniziale di “Grindhouse”, ideato da Quentin Tarantino, prevedeva un'unica opera divisa in due film (uno diretto da Tarantino, l'altro da Robert Rodriguez), intramezzati da finti trailer. Il tutto per una durata complessiva di circa tre ore. I primi test negli Stati Uniti non diedero esiti soddisfacenti, e del resto è ragionevole supporre che le case di distribuzione abbiano spinto verso l'uscita di due distinte pellicole in momenti diversi, sperando in una duplicazione degli incassi. Tarantino alla fine ha ceduto ed il suo “Grindhouse” è uscito da noi a fine maggio. Rodriguez (“Sin City”, 2005) dal canto suo, ha recuperato le scene eliminate in montaggio per rientrare nei tempi indicati. La trama è poco più di un pretesto per la realizzazione di un'operazione nostalgico-citazionista: uno scienziato senza scrupoli (Naveen Andrews, il Said di “Lost”) disperde nell'ambiente un gas tossico che tramuta gli uomini in famelici zombie. Una dozzina di persone tuttavia risulta immune alla contaminazione, a loro spetterà di fronteggiare questa minaccia che incombe sul pianeta. A guidarli Cherry (Rose McGowan, “Black Dahlia”, 2006), una ballerina di lap dance a cui è stata strappata una gamba durante un'aggressione, e Wray (Freddy Rodriguez, “Bobby”, 2006) un suo ex dal passato misterioso. In pellicole del genere, a contare non è tanto la trama ma lo stile. E qui Rodriguez fa decisamente del suo meglio. Si inizia il “finto” trailer di “Machete”, con tanto di graffi sulla pellicola e rumori di coda nei punti di giuntura, si prosegue con i titoli di testa del film, in cui Cherry si esibisce con tutta la sua sensualità sul palco di un decrepito locale notturno. Bastano pochi minuti e la macchina del tempo escogitata dalla coppia Tarantino/Rodriguez è già partita. D'un tratto le comode poltrone di ultima generazione della nuova multisala in cui stiamo assistendo alla proiezione si trasformano nelle scricchiolanti sedie di legno di un tempo, le pareti appena verniciate sembrano ora rivestite di una patina di antico, istintivamente ci guardiamo un po' attorno per rassicurarci sulle frequentazioni della sala. Sullo schermo scorrono immagini già viste, ma lo spirito è come di chi vi assiste per la prima volta. Rodriguez sa bene di cosa parla, in gioventù avrà frequentato centinaia di quelle sale e ne conosce i più piccoli rumori. Per richiamarsi al passato glorioso dei b-movie non basta eccedere nello splatter, a questo sono capaci tutti. Rodriguez ha stile da vendere, mescola citazioni, rimandi, atmosfere ed una immancabile dose di ironia creando qualcosa di assolutamente nuovo e affascinante. E forse non è azzardato sostenere che l'allievo Rodriguez ha superato il maestro Tarantino.
Alberto Surrentino d'Afflitto - www.ilcibicida.com
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