L'orecchio ferito del piccolo comandante
Regia: Daniele Gaglianone; Sceneggiatura: Daniele Gaglianone; Interpreti:
Giuseppe Sanna, Stefania Uva, Marcello Falsone, Bruno Carta, Marcello Cucinelli, Alessandro Giunto, Riccardo Marino, Roberto Procchio, Vito Rotunno, Aldo Zoppi; Origine: Italia 1994; Durata: 10 min.
Menzione speciale al Festival Internazionale di Locarno 1995, Primo premio al Festival del Cinema Mediterraneo di Bastia 1995.
Autunno 1943. Un ragazzino sordomuto raggiunge con la madre un gruppo di partigiani ai quali la donna porta un po’ di patate; il piccolo partecipa alla vita dei combattenti in maniera giocosa. La sua allegria si trasforma però in dolore a causa di un tragico rastrellamento.
Gaglianone realizza L’orecchio ferito del piccolo comandante ricorrendo a due fonti di ispirazione.
La prima è costituita dai filmini di Giuseppe Pollarolo, sacerdote alessandrino nato nel 1907 e morto nel 1987, citato da Gaglianone già per altri lavori. Formatosi con le idee di don Orione, don Bosco e Giuseppe Cottolengo, attivo durante la Resistenza come cappellano delle formazioni partigiane nel cuneese e nell’Oltrepò pavese, don Pollarolo era appassionato di cinema e, come racconta lo stesso Gaglianone, quando raggiungeva le bande di partigiani, portava con sé, oltre ai sacchi di patate, una cinepresa Pathé-baby e le vaschette e gli acidi per sviluppare la pellicola, riuscendo così a riprendere, tra l’altro, un discorso che il comandante Duccio Galimberti rivolse a militari sbandati, studenti, operai e carcerati dopo l’8 settembre 1943.
La seconda suggestione rintracciabile nel cortometraggio di Gaglianone è data da Chickamauga, racconto contenuto in Nel mezzo della vita. Storie di soldati e di civili, di Ambrose Bierce, scrittore americano nato nel 1842 e morto nel 1914; Chickamauga è la storia di un bambino sordo che, durante la guerra civile, abbandona la sua casa e finisce in mezzo al conflitto.
L’orecchio ferito del piccolo comandante canta il fascino della guerra partigiana, il suo senso di libertà, di potere, di solidarietà e di eroismo. La tecnica di ripresa, di direzione e di montaggio utilizzata dal regista (complessa, fatta di successivi trattamenti delle immagini, che vengono portate in diversi formati e decolorate) intende accentuare la caratteristica di soggettività posseduta dal film; luce e suoni catturati da Gaglianone sottolineano la presenza della montagna (quella della Valchiusella), protagonista.
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