SCHEDE FILM CINESTUDIO 31
Giovedì 5 novembre
Flash of genius
di Marc Abraham. Con Greg Kinnear, Lauren Graham, Dermot Mulroney; USA 2009; durata: 1h e 59 min.
La vera storia del professore e inventore Robert Kearns, che dovette lottare con determinazione perché gli fosse riconosciuta la paternità del tergicristallo a intermittenza, arrivando a trascinare le grandi corporation americane in una incredibile guerra che nessuno pensava avrebbe potuto vincere. il film ha la dignità di un classico e solletica l’idealismo della volontà e il nichilismo della ragione. Greg Kinnear fa il resto: monumentale, empatico come sempre, eclettico. (Film Tv)
Giovedì 12 novembre
Home
di Ursula Meier; Con Isabelle Huppert, Olivier Gourmet; Francia 2008; durata: 1h e 35 min. Presentato al festival di Cannes 2008
Michel, Marthe e i loro tre figli vivono da anni in una casa a pochi metri da un tratto di autostrada che non è mai stato attivato. Il lungo asfalto è il proseguimento del loro giardino; luogo di scorribande in bicicletta e soggiorno ideale per guardare la tv nelle sere d’estate o per fumare l’ultima sigaretta della giornata, lasciando correre la vista all’orizzonte. Da un giorno all’altro, però, l’autostrada viene inaugurata e la famiglia di Michel si ritrova spettatrice di un traffico sensa sosta, assordante, alienante. In cerca di riparo indietreggia, si barrica, fino ad imprigionarsi con le proprie mani. Opera prima di Ursula Meier, Home , è la storia della deflagrazione di una follia latente, ma è anche una parabola sulla difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo. (...) Riporta felicemente alla misura del lungometraggio il racconto dell’assurdo cantato su un registro di estremo realismo, che illuminò i primi Polanski e certo Ferreri, e che troppo a lungo non è sembrato più praticabile, anche per colpa delle onnipresenti regolette di sceneggiatura all’americana. (My Movies)
Giovedì 3 dicembre
Amore e altri crimini
di Stefan Arsenijevic. Con Anica Dobra, Vuk Kostic, Milena Dravic; Serbi 2008; durata: 1h e 45 min. Presentato al festival del cinema di Berlino 2008.
Sapessi come è strano sentirsi innamorati nella Belgrado post Milosevic e post bellica, in una fatiscente periferia di palazzoni all'ombra dei quali fa i suoi affari la mala di quartiere, sopravvivendo sulle tangenti di bottegai in procinto di venir cancellati dagli ipermercati. Consapevole che presto saranno i veri big a guidare i giochi, Milutin è un boss maturo e malinconico, assorbito ormai nei problemi privati più che nella disputa territoriale combattuta contro un rivale a suon dì cani ammazzati e chioschi bruciati. Intorno a lui, scandito sul tempo di 24 ore e sulle note di Besame mucho, ruota un piccolo mondo: la sua amante Anica in procinto di fuggire per Mosca con la cassa; il suo fedele e romantico braccio destro Stanislav, di Anica da sempre segretamente innamorato; mentre Milutin stesso ha nel cuore una ex mai dimenticata. Titolo paradossale, Amore e altri crimini acquista senso dal desolato contesto in cui si svolge questa triste ballata di sentimenti perduti o in via di perdersi. Girato con crepuscolare delicatezza fino a un drammatico colpo di pistola e molto ben recitato, l'esordio del documentarista Stefan Arsenijevic dimostra che artisticamente nella straziata Serbia qualcosa si muove. (La Stampa)
Giovedì 10 dicembre
Corazones de mujer
di Davide Sordella, Pablo Benedetti, con Con Aziz Amehri, Ghizlane Waldi; Italia 2007; durata: 1h e 25 min.; Presentato al Festival del cinema di Berlino 2008.
Zina è una giovane musulmana che vive a Torino e che sta per sposarsi. C'è però un problema: Zina non è più vergine. Lo confessa a Shakira, il sarto che dovrebbe confezionarle il vestito per le nozze e che è un travestito marocchino. Lui le offre la soluzione: accompagnarla a Casablanca dove con un piccola operazione di chirurgia plastica possono abilmente "confezionare" per Zina una nuova verginità. E così inizia il loro strampalato viaggio. È ispirato a una storia vera questo racconto di formazione in cui il coraggio è (essere) donna. Per Davide Sordella e Pablo Benedetti (già coautori di Fratelli di sangue) riportare a “km zero” i loro disinvolti protagonisti vuol dire non solo riavvicinarsi alle origini o a una sessualità dovuta o voluta, ma alla libertà. Si guarda alla (omo)sessualità in relazione alla famiglia, con uno stile semplice, diretto e talvolta naïf. (Film Tv).
Giovedì 17 dicembre
Baby love
di Vincent Garenq. Con Lambert Wilson, Pilar López de Ayala, Pascal Elbé; Francia 2008; durata: 1h e 30 min.
Il primo film del documentarista Vincent Garenq racconta una storia di oggi, commedia d' amore sul desiderio di diventare padre da parte di un omosessuale che vuole essere «comme les autres». Ma batte contro il partner che non ne vuol sapere e deve trovare una donna possa sfornare il piccino e andarsene. Racconto senza pregiudizi né stereotipi sui problemi che incontra un omosessuale papà finché non trova la donna che accetta il patto ma si innamora di lui perdutamente ed inutilmente. Finale lieto dove non si discute il concetto di «normalità» ma si prende in esame una famiglia allargata: la prefazione potrebbe essere il bel documentario di Cipelletti Due volte genitori sulla comunicazione generazionale. Vale sempre la risposta di Joe Dallesandro alla domanda «Cosa ne pensa del problema dell' omosessualità?»: «Problema?». (Il Corriere della sera).
Giovedì 7 gennaio
Exiled
di Johnny To, Con Anthony Wong Chau-Sang, Francis Ng, Nick Cheung; Hong Kong 2006; durata: 1h e 50 min.; Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2006
Il film si svolge nel 1998 a Macao, poco prima che nella colonia portoghese subentri il governo cinese. Da Hong Kong giungono due killer che dovrebbero uccidere un "rinnegato" il quale, sposato e con un bimbo appena nato, ha deciso di cambiare vita. I due si ritrovano a fare i conti con altri due ex compagni, pronti ad ostacolarli in ogni modo: dopo qualche reticenza, i quattro decidono di ribellarsi al volere del boss e aiutare il loro comune amico. Nel rispetto delle regole di genere, Fanghzu è firmato da Johnnie To, che vanta una carriera cinematografica di venticinque anni e un numero considerevole di lungometraggi realizzati. Ancora poco noto al pubblico europeo, se non a quello dei maggiori festival internazionali, il regista è senza dubbio una delle personalità di spicco del cinema di Hong Kong. (My movies).
Giovedì 14 gennaio
Garage
di Lenny Abrahamson. Con Pat Shortt, Conor Ryan, Anne-Marie Duff; Irlanda 2007; durata: 1h e 25 min.; Vincitore del Torino Film festival 2007.
Josie è un innocuo disadattato che da anni è il custode di una cadente stazione di benzina alla periferia di una cittadina irlandese. Durante l'estate arriva a lavorare con lui David, un ragazzino che segnerà un momento di svolta nella sua vita. L'ingenuo ottimismo del protagonista, il suo aspetto rotondo e sempliciotto, tengono il tono leggero, nonostante un'amarezza di fondo, bigia come i cieli d'Irlanda. Notevole il ritratto d'ambiente tra pub e campagna, con personaggi tratteggiati senza troppe parole, ed estremamente efficace l'ellittica conclusione. (Film Tv)
Giovedì 21 gennaio
Teza
di Hailè Gerima. Con Aron Arefe, Abiye Tedla; Etiopia 2008; durata: 2h e 20 min.; Premio Speciale della Giuria alla Mostra del cinema di Venezia 2008.
Sorpresa premiata alla Mostra di Venezia il magnifico epico film di Haile Gerima ci istruisce con passione sulla storia dell' Etiopia, riassumendo quasi omericamente i fatti in un unico personaggio, Anberber che torna nella patria lasciata ai tempi di Salassié. È andato in Germania a studiare e a subire la violenza nazista. E gli avvenimenti rimbalzano su quelli europei non così dissimili: la violenza è il massimo comun divisore. Il Paese raccontato con stile da kolossal con anima e ragione, è più volte distrutto dalle ideologie del corpo e dello spirito, da Cristo e Marx, ma il regista continua a sperare nel futuro dell' utopia di cui il film è un costruttivo primo passo girato con 15 anni di sofferenze morali e materiali. È un' altra tragedia della migrazione spiegata col cinema semplice, quello che spiega nei silenzi e nei panorami una desolazione non solo politica. (Il Corriere della sera).
Giovedì 28 gennaio
Puccini e la fanciulla
di Paolo Benvenuti, Con Riccardo Moretti, Tania Squillario, Giovanna Daddi; Italia 2008; durata: 1h e 24 min.; Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2008.
Il rapporto tra la creativitá di Giacomo Puccini e l'universo femminile attraverso il dramma di Doria Manfredi, la sua giovane cameriera morta suicida dopo essere stata accusata dalla moglie del Maestro di esserne l'amante. Pensare un film senza dialoghi per raccontare la vita di un musicista abituato a esprimersi con i suoni più che con le parole. Benvenuti, il regista di “Confortorio” e “Segreti di Stato” è autore di un film costruito con l’intelligenza delle inquadrature, la scansione dei gesti, l’espressionismo delle ombre e dei suoni che turbinano dal pianoforte nel silenzio delle immagini. (Film Tv).
Giovedì 11 febbraio
Frozen river
di Courtney Hunt. Con Melissa Leo, Misty Upham, Charlie McDermott; USA 2008; Durata: 1h e 37 min.; Vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance 2008.
Film amaro, ha la tensione di un thriller e si è guadagnato due candidature agli ultimi Oscar. Sul confine est tra Canada e Usa, approfittando dell'extraterritorialità di una riserva indiana, due donne piene di guai sbarcano il lunario trafficando clandestini cinesi e pakistani. L'America del malessere divide i più poveri dai meno poveri e sfortunati: Ray se la passa male ma almeno è bianca e ha famiglia, Lila è indiana e il figlio glielo hanno portato via. Ma al confronto con i dannati che trasportano nel bagagliaio sono entrambe privilegiate. Tutti contro tutti ma qualche volta scatta la scintilla della solidarietà. (La Repubblica)
Giovedì 18 febbraio
Una notte
di Toni D'Angelo. Con Riccardo Zinna, Salvatore Sansone, Luigi Iacuzio, Alfonso Postiglione, Stefania Troise, Nino D'Angelo; Italia 2008; Durata: 1h e 30 min.
Salvatore, Annamaria, Alfonso e Riccardo, tornano a Napoli, la loro città natale, per il funerale dell'amico Antonio. Nonostante fossero molto legati ai tempi dell'università, si sono persi di vista dopo che per motivi di lavoro si sono trasferiti in città diverse. Dopo la veglia funebre, i quattro decidono di cenare insieme. Inizia così - tra i ricordi, le esperienze vissute insieme e i bilanci esistenziali - un viaggio che dura tutta la notte. L’opera d’esordio di Tony D’Angelo è una bella sorpresa. Non succede nulla, tutto è sussurrato, come spesso avviene di notte. Tutto sembra più vero. Attraverso una cifra stilistica documentaria e “familiare”, povera di mezzi ma capace di “pedinare” la realtà alla maniera di Zavattini. Come nel cinema di John Cassavetes. Straordinari gli interpreti, nel mettere in scena un gruppo di perdenti, di bastonati, senza buonismo e senza cattiveria. (Film Tv)
Giovedì 25 febbraio
Taxi to the dark side
di Alex Gibney; USA 2008, durata: 1h e 46 min.; Vincitore dell'Oscar 2009 per il miglior documentario
Il documentarista Alex Gibney ha un padre militare che nella II Guerra Mondiale interrogava i prigionieri. Un vecchio soldato inorridito dalle foto arrivate dal carcere iracheno di Abu Grahib. E' il suo ribrezzo il centro morale di Taxi to the Dark Side di Alex Gibney (già autore dell'eccellente Enron), Oscar 2008 come Miglior Documentario. In più c'è anche la storia di Dilawar, tassista afgano preso prigioniero per sbaglio, accusato erroneamente di attività terroristica e torturato fino alla morte nel carcere di Bagram in Afghanistan nel 2002. La storia di un ignoto taxi driver per indagare sulle torture effettuate dai militari americani fino all'esplosione mediatica di foto e video provenienti da Abu Grahib nel 2004, che ora anche Obama si preoccupa di oscurare. Il doc cerca di capire se quei torturatori fossero "poche mele marce" (come sosteneva Washington) o se gli ordini venissero dall'alto. Tutto perfetto, compreso il finale agghiacciante: che fine ha fatto Janis Karpinski, il generale che nelle foto di Abu Ghahib faceva il gesto della pistola sui genitali di una pila di prigionieri nudi? L'hanno rimandata in America. A insegnare come si interrogano i prigionieri. (Il Messaggero).
Giovedì 4 marzo
Il mondo di Horten
di Bent Hamer. Con Baard Owe, Espen Skjønberg, Ghita Nørby; Norvegia 2008; Durata: 1h e 30 min.; Presentato al Festival di Cannes 2008
Un viaggio in treno attraverso la campagna norvegese. Alla guida c'è Odd Horten, 67 anni, alla sua penultima corsa da Oslo a Bergen. Il giorno seguente compirà l'ultimo tragitto. Ma per la prima volta in quasi 40 anni, Horten arriverà in ritardo e mancherà la partenza... Bent Hamer torna alla sua Norvegia, già ritratta per esempio in Kitchen Stories (il film che lo ha reso noto al pubblico nel 2003), e lo fa con una sorta di fiaba sulla senilità. Il risultato è originale e divertente, finestra sull’assurdo del mondo ma anche epifania, senza poeticismi, sulla rinascita di una vita. (Film Tv)
Giovedì 11 marzo
Eldorado road
di Bouli Lanners. Con Bouli Lanners, Fabrice Adde, Philippe Nahon; Belgio 2008; durata: 1h e 25 min. Presentato al festival di Cannes 2008.
Yvan, un collerico quarantenne che commercia in auto d'epoca, sorprende il giovane Elie mentre sta per derubarlo. Ciò nonostante non gli spacca il muso. Al contrario, viene colto da uno strano affetto nei suoi confronti e accetta di riaccompagnarlo a casa dei suoi genitori con la sua vecchia Chevrolet. Comincia così uno strano e bizzarro viaggio attraverso un paese magnifico e imprevedibile. (...) Lanners rilegge Nel corso del tempo senza poeticismi né intellettualismi, raccontandoci un Belgio (e un Occidente) "sazi e disperati". Unica salvezza, l'humour. (Ciak).
Giovedì 18 marzo
Un altro pianeta
di Stefano Tummolini. Con Antonio Merone, Lucia Mascino, Chiara Francini; Italia 2008; durata: 1h e 21 min.; Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2008.
una mattina d'estate, Salvatore sta percorrendo, tra le dune, il tragitto che lo porta alla spiaggia, per trascorre un po' di tempo da solo. Di colpo si ferma, osserva l'orizzonte, mare e cielo. Ma non sarà una giornata qualunque e Salvatore si troverà coinvolto nella vita e nelle storie di un gruppo di persone che lo costringerà, suo malgrado, a fare i conti con il fantasma del suo passato, ritrovando la serenità perduta e, forse, una nuova possibilità, una nuova vita. Scritto e girato dall’esordiente Stefano Tummolini in meno di una settimana con neppure mille euro di budget (più le spese di postproduzione). E il miracolo è che il film, salutato da un applauso calorosissimo, funziona. (...) raccontato in un modo che per alcuni versi rievoca, attualizzandole, le estati al mare della commedia all’italiana d’epoca; e per altri rimanda a Rohmer. Ben indovinati gli inediti interpreti (...) (La Stampa)
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