Happy end
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Paese:
Francia
Anno:
2017
Genere:
Cinema King, Drammatico
Durata:
1 h. 50 minuti
Regia:
Michael Haneke
Attori:
Isabelle Huppert, Mathieu Kassovitz, Jean-Louis Trintignant, Fantine Harduin, Dominique Besnehard
Vietato ai minori:
No

Sinossi

La storia di una grande famiglia altoborghese che ha ormai perso i suoi valori. Specchio di una società votata alla falsità, all’egoismo e all’infelicità. Sullo sfondo, Calais, spazio di transito per i rifugiati.

PRESENTATO AL FESTIVAL DI CANNES 2017

Programmazione

Venerdì 8 – sabato 9 – Domenica 10 dicembre
ore 18.00  (Sala 2)

Lunedì 11
ore 18.30 (sala 2)

Martedì 12
ore 18.00 (Sala 2)

Mercoledì 13
ore 18.30 (Sala 2)

Recensione

Michael Haneke ci aveva lasciato con il ritratto di un’anziana coppia in un interno doloroso per il progredire di una malattia di Amour e torna dopo cinque anni a proporci la sua visione sempre più pessimistica del presente in evidente e provocatoria controtendenza rispetto al titolo.

Lo fa proponendo a un certo punto anche un rimando al film precedente ma soprattutto mutando in modo sensibile l’approccio linguistico. È un film asciutto e ‘duro’ come la tesi che lo sottende quello che ci propone. In più di un’occasione assistiamo solo alle conseguenza di un’azione senza che questa ci sia stata mostrata o, in qualche maniera, proposta. Veniamo così brutalmente messi dinanzi alla dissoluzione di qualsiasi speranza nel futuro e, forse, anche nei confronti del cinema.

Lo sguardo di Eve, la più giovane della famiglia ha come limiti cogenti quelli di una videocamera di telefono cellulare con la quale riprendere freddamente quanto accade riducendo a questo atto il proprio intervento sulla realtà. Lo sguardo che un tempo si apriva sul mondo si è ora rattrappito divenendo autoreferenziale. La consapevolezza non si è spenta in Eve che ha ben chiaro quanto le sta accadendo intorno e ha le chiavi per accedere anche a ciò che le dovrebbe essere precluso. Questo però aumenta il suo distacco. È come se Haneke auspicasse il ritorno a un istinto di ribellione che è stato ormai ibernato da una conoscenza che non si traduce in sapere e quindi in partecipazione. La Giulia de I pugni in tasca ed Eva di Happy End finiscono così idealmente con il parlarsi a distanza di più di 50 anni. Il vuoto esistenziale le accomuna, la tecnologia le distanzia di anni luce ma la Giungla di Calais fa la differenza

Giancarlo Zappoli, my movies

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