Il Cittadino Illustre
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Country:
Argentina, Spagna
Category:
cinestudio39-nov, Drammatico
Release date:
2016
Duration:
1 hours 58 minutes
Director:
Gastón Duprat, Mariano Cohn
Actors:
Oscar Martínez, Dady Brieva, Andrea Frigerio, Belén Chavanne, Nora Navas
Age restriction:
No

Sinossi

Un Nobel per la Letteratura, che vive in Europa da decenni, accetta un invito dalla sua città natale in Argentina per ricevere un premio. Nel suo paese, il protagonista ritroverà sia le affinità, sia le differenze inconciliabili con la propria gente.

Notizie sul film

2016 – Mostra del cinema di Venezia
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Oscar Martínez
Candidatura al Leone d’Oro a Gastón Duprat e Mariano Cohn

Cinestudio 39

15 / 16 Novembre 2017

Recensione

 

Guarda che non sono io quello che stai cercando
Quello che conosce il tempo, e che ti spiega il mondo
Quello che ti perdona e ti capisce
Che non ti lascia sola, e che non ti tradisce
Guarda che non sono io, Francesco De Gregori

Il cittadino illustre, dei due registi argentini, così come la canzone di Francesco De Gregori, pongono un serio problema nel rapporto tra l’artista e il suo pubblico. Un problema che Mariano Cohn e Gastón Duprat colgono e trattano non solo con una buonissima dose di originalità, ma anche con uno stringente sviluppo del racconto che dai toni della commedia, passa a quelli del dramma, scolorendo via via la misura leggera per fare entrare il protagonista in una strettoia sempre più difficile e piena di imprevisti.
Daniel Mantovani, è uno scrittore argentino premio Nobel e vive a Barcellona. Personaggio schivo, anomalo e schietto che detesta ogni occasione pubblica, compresi i riti di ogni credo religioso, preferisce stringere le mani senza baci e al suo discorso al Nobel spiazza tutti, re compreso, per le sue impreviste dichiarazioni. Mantovani vive da solo, con una paziente segretaria che gli elenca gli impegni e le richieste di partecipazione e le interviste. Daniel declina sempre. Non ha voglia di pubblico, non sembra avere nulla particolare da dire. Non ha verità da rivelare, la verità è solo l’opinione della maggioranza della gente. Conserva la sua segreta vita agli occhi degli altri. Tra le tante lettere di invito accetta quello proveniente dall’Argentina da Sales, sua città natale dove è stato invitato per ottenere la cittadinanza onoraria. Il viaggio sarà pieno di sorprese, ma presto anche un incubo da dissolvere quando i suoi tentativi di vincere l’ipocrisia produrranno rabbia e forti risentimenti.
Il merito maggiore di Cohn e Duprat è quello di avere messo in scena una storia del tutto imprevedibile, così come sono imprevedibili i fatti che indurranno Mantovani a fuggire ancora una volta da Sales così come aveva fatto da giovane. Le situazioni divertenti, non prive di un’ironia incisiva, cominciano a partire dagli equivoci all’arrivo, all’esibito e orgoglioso provincialismo delle cerimonie, si manifestano nel gusto kitsch che predomina in ogni scenografia approntata. A questo si accompagna il costante imbarazzo dello scrittore. Da qui un clima narrativo molto leggero che scivola, man mano e impercettibilmente, verso l’inquietudine e poi verso l’incubo.
Daniel Mantovani sopporta le molestie di chi vorrebbe invitarlo a cena, sopporta l’ignoranza, la rozzezza e la distanza che si è ormai consolidata tra lui e il suo migliore amico di gioventù, oggi sposato con Irene sua ragazza dell’epoca, passa una notte con la loro sfacciata e provocante figlia, senza sapere che lo fosse e rifiuta interpretazioni fantasiose al suo lavoro, non fa beneficenza o meglio prova a non farla poiché sa che non servirebbe e soprattutto non intende piegarsi, da giurato in un improbabile concorso di pittura, alla volontà di chi vorrebbe dare premi a chi non lo merita anche se l’autore è il locale rappresentante della associazione culturale. La permanenza diventa un pericolo e al suo fortunoso ritorno sarà un altro libro a parlare per lui.
Qui sta l’originalità degli autori: nel tema che sviluppano legato al rapporto che si instaura con un personaggio noto, ma che indaga soprattutto sul livello di accettabilità da parte della maggioranza, di uno sguardo sui fatti che provi ad essere onesto. Sono drammatiche le conseguenze e le reazioni della collettività davanti ad una affermazione di sincerità. La storia si costruisce man mano, senza eclatanti colpi di scena, ma per piccoli fatti quotidiani, leggeri incidenti di percorso, piccole reazioni, si costruisce con la pazienza infinita di Mantovani che prova ad accettare un mondo fatto di comportamenti a lui ormai estranei. È proprio questo contrasto tra un pensiero autenticamente libero e quello dettato da un fanatismo e da una ipocrisia provinciale, il punto di maggiore tensione del film. Non è banale l’assunto, così come non lo è il tema anzi il film sembra centrare il vulnus delle nostre società costruite sulla negazione della schiettezza, preferendo a questa l’ipocrisia che garantisce una vita pacifica, come quella delle tante Sales.
Lo scrittore assume su di se il ruolo del disturbatore di questa pace forzosa ed è questo il senso del suo discorso iniziale all’Accademia di Stoccolma. L’artista deve disturbare la quiete e Mantovani disturberà e di molto la tranquillità paesana della sua Sales.
Cohn e Duprat hanno realizzato un film in cui una volta tanto il viaggio di ritorno nella terra natia per chi ne vive lontano, non è una riscoperta delle proprie radici, o meglio lo è ma con la conferma che quelle radici erano marce, inservibili e da recidere ed è giusto che si sia scappati da quei luoghi. È quello che ha fatto Mantovani definitivamente e senza rimpianti.

Tonino De Pace – Sentieri Selvaggi

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