Sinossi
Il film racconta di una giovane donna giapponese che ha quattro giorni per dire addio al figlio di sei anni, di cui ha perso la custodia, a bordo dello yacht della facoltosa famiglia occidentale dell’ex-marito. Sola con l’equipaggio, che ha il mandato di sorvegliarla a vista, la donna affronta la sfida di ritrovare un legame col bambino prima di doversene separare per molti anni.
Un gusto dell’eleganza che non è fine a se stesso né alla meccanica illustrazione del milieu sociale; un film che si esprime con il colore, e parla delle sfumature della libertà – dallo sradicamento alla dorata prigionia – senza mai calcare inutilmente la mano.
Il Film
Il film è stato girato interamente su una barca nel mare della Puglia, con un cast internazionale raccolto dal regista italiano Leonardo Guerra Seràgnoli, che vive e lavora aLondra, al suo esordio nel lungometraggio. Protagonista è l’attrice giapponese Rinko Kikuchi (nomination agli Oscar con “Babel”), accanto all’olandese Yorick Van Wageningen (il cattivo di “Uomini che odiano le donne”), Lucy Griffiths, Laura Sofia Bach, Daniel Ball e il piccolo esordiente anglogiapponese Ken Brady.
La sceneggiatura è scritta con l’autore di culto di graphic novel IgorT e con la collaborazione – per la caratterizzazione della protagonista – della scrittrice best seller giapponese Banana Yoshimoto. I costumi sono della pluri-Oscar Milena Canonero (che ha anche partecipato alla produzione), e il montaggio è dell’austriaca Monika Willi, la montatrice di Michael Haneke. Anche la barca a vela è una star: si tratta di un 43 metri di lusso, disegnato dall’architetto navale Bill Tripp e con gli interni e la coperta su disegno dell’archistar Odile Decq (autrice del Macro di Roma).
Il film è stato presentato in Italia il 18 ottobre 2014 nella sezione Prospettive Italia al Festival internazionale del film di Roma.
Proiezione al Cinestudio 38
25 / 26 Gennaio




Roberto
Con il dovuto rispetto, domando: che motivo c’è di realizzare un film del genere? E per quale ragione le persone dovrebbero vederlo? Forse perché tratta una storia possibile oppure perché il lavoro è “ben fatto”?
Se è per questo, anche l’ elenco del telefono “recitato” da Arnoldo Foà è – a suo modo- un capolavoro degno di essere “rappresentato” davanti a un pubblico di aspiranti attori o di aspiranti speaker. E riscuotere ovazioni, da quel pubblico .
Mi piacerebbe conoscere la valutazione (e in genere i criteri di scelta) del direttore della Rassegna; non il semplice riporto di Wikipedia. Fermo restando che le opinioni in fatto di gusti non sono, né possono, essere obiettive o univoche, io sono uscito a metà proiezione per 3 film: in 3 ho “sofferto” per resistere fino alla fine (il sopravvalutatissimo “La isla minima”; il modesto rifacimento filmico di Miss Julie e il troppo truce, ma da cineclub, “Il club”).
Un cineclub deve essere per forza palloso o con film intellettualistici?
Evitiamo equivoci: non chiedo certo i film con Christian De Sica o i melodrammi di Muccino.
Cordiali saluti. In bocca al lupo.