L’uomo fedele
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Country:
Francia
Year:
2018
Category:
Cinestudio, cinestudio 41, Commedia, Drammatico
Duration:
1 hours 15 minutes
Director:
Louis Garrel
Actors:
Laetitia Casta, Lily-Rose Depp, Joseph Engel, Louis Garrel
Age restriction:
No

SINOSSI

Presentato al Toronto Film Festival 2018

Il film segue la storia di Abel (Louis Garrel) e Marianne (Laetitia Casta), separati da 8 anni.

I due si ritrovano al funerale di Paul, il miglior amico di lui. Questo tragico evento si rivela in realtà di buon auspicio: Abel e Marianne tornano insieme. Così facendo, però, suscitano la gelosia di Joseph, il figlio di Marianne, e soprattutto di Eve (Lily-Rose Depp), la sorella di Paul da sempre segretamente innamorata di Abel.

Louis Garrel conferma il suo talento anche dietro la macchina da presa, oltre alla sua umiltà e voglia di imparare, con la sua opera seconda. Merito di una scrittura precisa e divertente, condivisa con l’87enne Jean-Claude Carrière, in cui il retaggio della nouvelle vague, si mescola con suggestioni alla Woody Allen

Programmazione

Mercoledì 20 – Giovedì 21 novembre 2019
ore 16:00 – 18:00 – 20:30 – 22:30 sala 1  Solo abbonati

Recensione

Il prologo del film possiede la grazia arguta e un po’ desueta di quei cortometraggi con cui, sul finire degli anni Cinquanta, Truffaut e compagni andavano facendosi le ossa (penso, ad esempio, a Charlotte et son Jules di Godard).

Abel vive con Marianne, la donna che ama. Lei gli annuncia di aspettare un bambino, non da lui ma dal suo amico Paul, con il quale ha deciso di convolare a nozze. Abel rimane basito (il suo volto ha l’espressione attonita di Jean-Pierre Léad). Esce di casa e ruzzola giù dalle scale.

Otto anni dopo l’uomo ritrova l’ex amante in occasione del funerale del marito. I due tornano a stare insieme. Abel deve però difendersi dalle attenzioni di Ève, la donna tentatrice, e fronteggiare l’ostilità del figlio di Marianne, Joseph (che nel film è figura simbolica del divieto, nonché deus ex machina che sorveglia le relazioni tra gli adulti, ne mina le certezze e ne condiziona le scelte). Si viene a delineare, per il protagonista, un laborioso itinerario di ricerca interiore durante il quale egli sarà indotto a interrogarsi sul mistero del femminile, un tragitto tortuoso (Marianne spingerà subdolamente Abel ad andare a letto con Ève per poterlo poi conquistare definitivamente per sé) che gli consentirà infine di dare un senso nuovo alla propria esistenza.

Le esitazioni, gli affanni e le paure della vita di coppia, i disamori, i tradimenti, gli abbandoni, i traumi della rottura amorosa, i rapporti tra genitori e figli: sono questi da sempre i temi al centro della produzione di Philippe Garrel. E sono i temi che ritornano in questo secondo lungometraggio, come regista, di Louis Garrel (il suo film d’esordio, Les deux amis, del 2015, era anch’esso incentrato su un triangolo amoroso), privati però delle estremità drammatiche (e linguistiche) del cinema del padre, dei suoi accenti più gravi e dolenti.

Garrel figlio non appare interessato alla dimensione del tragico, alla registrazione della sofferenza, ma opta per la leggerezza aerea e lo humour. L’uomo fedele conserva la levità festosa, l’eleganza sottilmente beffarda, l’agile tessitura ritmica di un vaudeville d’altri tempi. A contare, nel film, è soprattutto il taglio burlesco e caricaturale del racconto. Racconto che nella sua studiatissima orchestrazione narrativa (alla sceneggiatura c’è un certo Jean-Claude Carrière) sembra voler virare talora verso le atmosfere del giallo (Joseph arriva a insinuare che la madre possa aver avvelenato il marito).

Si sente che Garrel ha ben assimilato la lezione dei maestri della Nouvelle Vague. E se le coloriture thriller della vicenda possono far pensare a Chabrol, lo sviluppo del triangolo amoroso, il discorso sul desiderio, il rapporto con il femminile rimandano al cinema di Rohmer: il Rohmer dei Racconti morali o di Un ragazzo, tre ragazze.

L’uomo fedele del titolo è un giovanotto vulnerabile, maldestro e irresoluto (persino al ristorante non sa decidere tra i piatti del menu), incapace di conservare il controllo sugli eventi che pur lo riguardano, e di relazionarsi, in modo adulto, con un femminile che, ai suoi occhi, si rivela un universo enigmatico e sfuggente (e proprio per questo ammaliante). Le due donne che nel film si contendono l’uomo oggetto, nel riproporre e aggiornare i ruoli dell'”eletta” e della “seduttrice” che erano propri dei Racconti morali rohmeriani, esibiscono i volti antitetici e pur complementari di una femminilità inquietante nella sua gelida determinazione. Esse non subiscono le esitazioni del maschio, ma le sfruttano a proprio vantaggio ricorrendo alla manipolazione e all’inganno. Abel, l’uomo fedele in amore ma irresoluto nelle sue scelte, dovrà giocoforza consegnarsi nelle mani di un femminile indomito e vittorioso. Nella sua sottomissione troverà paradossalmente la salvezza.

Nicola Rosello, cineforum.it

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