Memorie di un assassino
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Country:
Corea del sud
Year:
2003
Category:
Drammatico, Thriller
Duration:
2 hours 11 minutes
Director:
Bong Joon-ho
Actors:
Song Kang-ho, Sang-kyung Kim, Roe-ha Kim, Song Jae-ho, Hie-bong Byeon,
Age restriction:
No

SINOSSI

Nel 2003 un giovane regista di nome Bong Joon-ho decide di raccontare un fatto di cronaca e lo fa con uno stile unico. Quando Memories of murder inizia a circolare in tutto il mondo, diventa un vero e proprio manifesto e dà il via a una nuova forma di thriller, genere marchio del cinema sudcoreano.
Con il successo di Parasite, Academy two ha deciso di riportare in sala il capolavoro del regista.

E noi ci teniamo a farvelo vedere sul grande schermo!

Programmazione

Venerdì 6 – Sabato 7 – Domenica 8 marzo
ore 19:00 sala 2

Lunedì 9 marzo (V.O. sott.it.)
ore 21:00 sala 2

Martedì 10 marzo
ore 21:00 sala 2

Mercoledì 11 marzo
ore 18:30 sala 2

Recensione

In mezzo a tanto cinema autocritico sugli anni bui della Corea del Sud, Memories of Murder si staglia come l’exemplum ideale per restituire il clima di ignoranza e violenza sotto il regime militare nella provincia più sperduta, mantenendo sullo sfondo – anziché giudicando in maniera didascalica – le aberrazioni del governo.

Tanto la politica è nei gesti, nelle scelte, nel coprifuoco, nella paura della gente, ormai priva di fiducia nei confronti della polizia e dei suoi abusi; sfiducia guadagnata sul campo dai tutori della legge, che nel proprio modus operandi prevedono prove falsificate e confessioni estorte a suon di calci e pugni. Anche nei confronti di ritardati come Kwang-ho o di innocui pervertiti, evidentemente innocenti sin da subito. La narrazione del talentuoso Bong Joon-ho (The Host, Mother) adotta un registro quasi comico per sottolineare il clima farsesco della polizia di regime, ma non ne nasconde incompetenza e brutalità; l’autorità come manganello del potere, che manca degli uomini necessari per impedire un omicidio perché sono tutti impegnati a reprimere una rivolta studentesca.

Nemmeno l’ispettore proveniente da Seoul, presentato da Bong come un infallibile indagatore da libro giallo, riesce a districare la matassa, finendo per farsi trascinare dall’esasperazione figlia dell’impotenza. L’assassino non si può catturare perché invisibile, perché espressione della cattiva coscienza di un Paese malato, perché è ovunque, tanto nella disperazione disumana della baraccopoli quanto nello sciagurato distretto di polizia, dove l’elemento più brillante, in quanto donna, serve al più da cameriera. La fotografia di Kim Heong-gyu sottolinea il clima malsano di Gyeonggi: un abisso di pessimismo sulla natura umana dove è bandita ogni forma di redenzione ma soprattutto di comprensione. Uno dei capolavori della Corea di inizio millennio, oltre che un clamoroso successo di pubblico

Emanuele Sacchi, my movies

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