The square
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Paese:
Svezia/Danimarca
Anno:
2017
Genere:
Drammatico
Durata:
2 h. 22 minuti
Regia:
Ruben Östlund
Attori:
Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West
Vietato ai minori:
No

Sinossi

Christian è il curatore di un importante museo di arte contemporanea di Stoccolma. Una mattina, sulla strada per il lavoro, soccorre una donna in pericolo e si scopre derubato del telefono e del portafoglio. Al museo, intanto, lui e la sua squadra stanno lavorando all’inaugurazione di una mostra, che prevedere l’installazione dell’opera “The Square”: un quadrato delimitato da un perimetro luminoso all’interno del quale tutti hanno uguali diritti e doveri, un “santuario di fiducia e altruismo”. Su suggerimento di un collaboratore, Christian scrive una lettera in cui reclama i suoi averi rubati, innescando una serie di conseguenze che spingono la sua rispettabile ed elegante esistenza in una vertigine di caos

Programmazione

Giovedì 9 novembre
ore 17.30 – 21.00 (sala 2)

Venerdì 10 – Sabato 11 – Domenica 12 
ore 18.00 – 21.00 (sala 1)

Lunedì 13
ore 22.00 (sala 2)

Martedì 14
ore 18.00 – 21.00 (sala 1)

Mercoledì 15
ore 17.30 – 21.00 (sala 2)

Recensione

Östlund riprende la riflessione, già presente in Forza maggiore, sulla difficoltà di agire realmente secondo i propri valori, ma la astrae da una condizione di emergenza, portandola nel quotidiano di un individuo di condizione privilegiata, che tende a rimandare i conti con chi non appartiene al suo milieu.

Ma si potrebbe anche dire, altrimenti, che il regista amplia l’emergenza fino a farle inglobare la condizione sociale contemporane in generale, anche e soprattutto là dove, per contrasto, assume maggior visibilità, vale a dire nella solidale e storicamente egualitaria Svezia. La crisi della responsabilità individuale, che Östlund illustra con toni “dogmatici” nella feroce scena della cena di gala – durante la quale nessuno si alza per aiutare i malcapitati di turno e tutti si chiudono in se stessi sperando che “non capiti a loro” – è un seme tematico che, piantato all’inizio del film, germoglia a più riprese, fino a sfociare nel disperato discorso di scuse di Christian a un ragazzino, che diventa sproloquio autoassolutorio, elegia del senso di colpa collettivo.
The Square non si può dire un film equilibrato: sfora nella lunghezza, sembra aprire sentieri e argomenti che non porta in fondo, però lo squilibrio è anche l’oggetto del discorso. Come l’arte che diviene arte anche in virtù della sua collocazione (si pensi al ready-made, l’oggetto comune traslato rispetto al suo contesto funzionale), così la vicenda di Christian è fatta di interruzioni imprevedibili del fuori contesto dentro il perimetro (che credeva chiuso e quadrato) della sua vita. Tic da sindrome di Tourette, che portano dentro l’inquadratura cinematografica di un film volutamente patinato, e di un mondo che fa della bellezza il suo credo, le immagini di mendicanti e povera gente, e mandano in cortocircuito eccesso e difetto, idealismo e cinismo, polpa e scheletro del film stesso.
Come l’oggetto dell’arte contemporanea, The Square è anche un film aperto all’interpretazione che il pubblico vorrà dare di lui, e questa, forse, è la sua caratteristica più preziosa

Marianna Cappi, my movies

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