Vetar (Wind)
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Country:
Serbia
Category:
cinestudio39-nov, Drammatico
Release date:
2016
Duration:
1 hours 10 minutes
Writers:
Ana Rodic
Director:
Tamara Drakulic
Actors:
Darko Kastratovic, Tamara Stajic, Tamara Pjevic, Eroll Bilibani
Age restriction:
No

Sinossi

La sedicenne Mina sta trascorrendo l’estate sul fiume Bojana, in Montenegro, insieme con il padre Andrej. Pigra e indolente, Mina sfoggia il più ostentato disinteresse per ciò che la circonda, mentre il padre, incallito fumatore, comincia forse a instaurare una relazione più seria con la fidanzata. Con estremo disappunto, Mina si innamora di un kitesurfer, Saša, più grande di lei e fidanzato con Sonja. Un triangolo amoroso che non ha conseguenze evidenti, ma che lascia una traccia profonda nell’universo dell’adolescente.

Notizie sul film

2016 – 34° TORINO FILM FESTIVAL

Cinestudio 39

22 / 23 Novembre 2017

Recensione

 

 

Esiste un luogo meraviglioso con una natura incontaminata e selvaggia, mare cristallino, ampie spiagge sabbiose e pulite, specie animali e vegetali in perfetta armonia, colonie di aironi fiammeggianti, colline e panorami mozzafiato. Un luogo dove atletici giovanotti dall’aria maliziosamente hippy praticano in piena libertà il kite, il surf e… vari altri sport. Questo luogo incredibile non è lontano dai noi: è l’area naturalistica della foce del fiume Bojana, in Montenegro.

Parrebbe uno spot pubblicitario per le prossime vacanze o anche documentario di Geo&Geo: niente di tutto ciò. Si tratta dell’ambientazione di questo terzo lungometraggio della giovane regista serba, ispirato a Kites, racconto di Ana Rodić. Non ho potuto esaminare il racconto, ma il film che lo rappresenta non gli fa un favore. La sedicenne Mina è in vacanza in questo paradiso con il padre, giovane e affascinante vedovo. Si capisce che lei ne sia molto gelosa e, cercando di scoraggiare una sua attuale relazione, pensate un po’, gli da lezioni su come piacere alle donne. L’adolescente dapprima si annoia, poi conosce il surfista e si diverte. Poi spia il cellulare del padre e apprende che lui è in attesa di un figlio da una nuova compagna. Tenta di annegarsi ma viene salvata.

Una storia che potrebbe aver risvolti e sviluppi interessanti, con questo rapporto così esclusivo tra una ragazzina nell’età più difficile e senza madre, con un padre ancora troppo giovane e bello per avere una credibilità indiscussa. Invece non c’è molto di più che una sottile trama. Degno di nota solo il giro su uno scooter giallo tra le colline verdi, lei con i sandali che penzolano da una mano, il surfista con i capelli al vento. Una scena di un fascino ammaliante, se non ricordasse troppo “Caro diario” e prima ancora “Vacanze Romane”. Ma questi erano più belli, anche perché la moto era una Vespa e la città era Roma.

Che cosa resta allora? Resta una notizia importantissima, purtroppo relegata nei titoli di coda: attenzione, il prezioso e fragile equilibrio di quello straordinario habitat è oggi a rischio; per la grave riduzione di acqua dolce si è dimezzato in pochi anni il numero degli aironi. Allora grazie, Tamara Drakulić: ora so dove farò le prossime vacanze e mi augurio che l’appello in difesa dell’ambiente sia più apprezzato ed efficace del film.

Paola Asson – Non solo cinema

 

La cineasta Tamara Drakulic sbarca nuovamente al Festival di Torino, questa volta in concorso, dopo Okean, presentato nella sezione Onde del 2014. Vetar (Wind), proprio come il precedente, manifesta il pressante appetito della regista per spazi e tempi morti, camere fisse lasciate in attesa (o forse no) di un qualche sviluppo. Mina è un’adolescente in vacanza con il padre sulla costa baltica. La sua frustrazione è evidente. Avrebbe preferito un albergo di lusso piuttosto che una landa sabbiosa che chiunque considera un Paradiso, ma che per lei equivale all’Inferno sulla terra. Tuttavia, l’incontro con un giovane istruttore di Kite Surf movimenterà il suo soggiorno.

L’apparato visivo della Drakulic trabocca di suggestioni. Incantata da quella pianura talvolta ondeggiante, dagli stormi di gabbiani e da tutte le specie che attingono dalle saline della zona, ogni pillola di intreccio narrativo viene beatamente spezzata a favore di una fame evocativa. Mina, Tamara Stajic, è avvolta in un torpore caldo, ozioso, che frena ogni tentativo motorio. La sua saggezza, ascia di guerra contro il padre, non è altro che prudenza infantile, vergogna nel dimostrarsi inesperti. Eppure dimostra un’ intelligenza vivace, curiosa degli aspetti più insondabili dell’universo, come ci dimostra l’incipit della pellicola. Immobile, a  differenza di chi le sta attorno, Mina si lascia cullare da quel vento che tutti inseguono. Di fatti, l’occhio registico si apre nella direzione di campi lunghi lasciati a decantare, dove il movimento è penalizzato solo dalla lenta crescita della giovane. In ogni caso perfino lei, nel suo angolo, è parte integrante di quella landa.

Non appena il coming of age si affaccia alla sua finestra, Mina sperimenta una serie di emozioni contrastanti. Il desiderio, sempre osteggiato nei battibecchi con il padre a causa della gelosia per la sua compagna, viene a galla quando l’istruttore e la sua ragazza si lasciano andare a effusioni sentite. La Drakulic, intelligentemente, disegna quelle scene passionali con un tratto timido e incerto. Quei baci, così innocenti, non sono forse parte dell’immaginazione di Mina, di una fantasia prettamente adolescenziale? Vetar, nonostante un talento di base innegabile, pecca di un less is more eccessivo e di contemplazioni visive evitabili. Probabilmente una durata maggiore avrebbe aiutato la Drakulic a sviluppare meglio un’urgenza espressiva ancora troppo autoreferenziale.

Pasquale Pirisi – Sentieri Selvaggi

 

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